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La mazzata energia alle imprese

LAVORO – Nell’estate 2021 c’erano già i primi allarmi segnalati con l’aumento dell’inflazione e ne avevo parlato in questo articolo su Oggi Treviso. L’autunno scorso si parlava di un probabile aumento del prezzo dell’energia dovuto sia agli squilibri causati dalla pandemia nel rapporto tra domanda e offerta, sia alla sempre minore autosufficienza energetica degli stati dell’unione europea.

Circa il 48% dei consumi energetici di tutta l’Unione europea (quasi la metà) sono attribuibili a Germania, Francia e Italia. L’obiettivo dell’indipendenza energetica passa anche, ma non solo, da un maggiore ricorso alle energie rinnovabili. I dati ci dicono che solo una parte minoritaria dell’energia consumata nel nostro paese risulta originata da fonti di energia pulita, si calcola che sia circa il 6%. Il consumo di energia rinnovabile è aumentato, ma non ancora abbastanza e, contemporaneamente è aumentato anche il consumo di energia dal gas. Questo potrebbe essere spiegato, parzialmente, dalla decisione dell’unione europea di considerare il gas come una fonte energetica di sostegno alla transizione ecologica, perché ha un minore impatto inquinante rispetto agli altri combustibili fossili come il carbone e il petrolio.

 

Di certo non era prevista l’invasione della Russia all’Ucraina con l’avvio di una guerra che ormai dura da circa 190 giorni e che sta producendo gli effetti di un enorme rialzo del prezzo del gas. L’obiettivo di una maggiore indipendenza europea dai combustibili fossili, da conseguire attraverso una diversificazione dei fornitori e una forte spinta verso la transizione ecologica e fonti di energia pulita, non si raggiunge in breve tempo. Ovviamente le aziende cercano di ribaltare sui prezzi dei prodotti/servizi l’aumento dei costi di energia, ma non sempre è possibile sia per vincoli contrattuali, sia per la possibile diminuzione dei consumi dovuti all’aumento dei prezzi, visto che i maggiori costi dell’energia e di altri prodotti primari hanno ridotto e stanno riducendo la capacità di spesa dei consumatori. Siamo di fronte ad una spirale pericolosa per le imprese, in modo particolare per le micro, piccole e medie in quanto l’aumento dei costi con la conseguente riduzione dei margini e l’incremento dell’inflazione porta a una contrazione dei ricavi. Una sorta di cane che si morde la coda.

La domanda che spesso mi viene fatta, e che credo tutti gli imprenditori grandi o piccoli si facciano è: quanto posso reggere? Per capire quanto poter reggere e come e dove intervenire, servono dati certi e si devono fare delle simulazioni ipotizzando che il prezzo dell’energia rimanga com’è ora, che non ci siano correttivi da parte del governo, che il prezzo dell’energia aumenti o diminuisca di una certa percentuale. Principalmente vanno monitorati il punto di pareggio (BEP – Break Event Point), il budget economico (ossia la previsione a breve e medio/lungo termine dei costi e dei ricavi di vendita) e i flussi di cassa che vengono generati in funzioni delle previsioni. È importante misurare la dimensione del problema per non rischiare di sopravvalutarlo o sottovalutarlo. Per capire il reale impatto del problema vanno elaborate delle previsioni, sulla base delle ipotesi di cui sopra, per vederne il possibile andamento ed analizzare in maniera prospettica le possibili soluzioni da adottare.

Dovrebbero essere analizzati, in modo differenziato, costi e consumi di energia elettrica e di gas, almeno degli ultimi tre anni, relazionandoli in percentuale e valore con gli altri costi e con i ricavi. Queste informazioni servono per elaborare proiezioni, sulla base dei costi futuri di energia e di gas, che si ritengono possibili. Le soluzioni potrebbero andare dalla decisione di costruire un impianto fotovoltaico, alla modifica dei prezzi dei prodotti e/o servizi, alla modifica di turni di lavoro, alla sospensione temporanea dell’attività e altro ancora fino alla chiusura dell’impresa, se non più redditiva o se non può essere garantita la continuità aziendale. Servono degli interventi da parte della politica, non solo per il breve periodo, ma soprattutto per il medio e lungo periodo, altrimenti, il rischio di trovarsi nuovamente in una situazione fuori controllo è molto elevata.

 

di Claudio Bottos

(Consulente del lavoro e di direzione strategica aziendale)

 

 

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