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Ricostruire l’Ucraina, perché non è presto per pensarci. Scrive Pennisi #adessonews

Il mese prossimo a Berlino si svolgerà un primo incontro tra le istituzioni finanziarie internazionali ed altri Paesi che intendono essere coinvolti nella ricostruzione dell’Ucraina, una volta che si sia giunti se non alla pace almeno ad un armistizio. Ma già se ne può parlare. Giuseppe Pennisi spiega perché

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Le vicende della guerra indicano che durerà ancora a lungo e che è difficile fare pronostici sui suoi esiti, anche se l’avanzata dell’Ucraina ha creato reazioni forti all’interno della Federazione Russa: alcuni consiglieri comunali di San Pietroburgo hanno addirittura chiesto che Putin venga processato per alto tradimento, sono stati chiamati dalla polizia, rimandati a casa dopo un breve interrogatorio ma, sino ad ora, nulla di più.

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D’altronde, nel libro The Sterling Dollar Diplomacy del lontano 1957, Richard Gardner (ambasciatore a Roma alla fine degli anni Settanta del secolo scorso), ricostruisce, con una documentazione immensa e mai confutata, come Washington e Londra avessero cominciato a lavorare sui programmi di ricostruzione dell’economia internazionale dopo la fine della seconda guerra mondiale.

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Il mese prossimo a Berlino si svolgerà un primo incontro tra le istituzioni finanziarie internazionali ed altri Paesi che intendono di essere coinvolti nella ricostruzione dell’Ucraina, una volta che si sia giunti se non alla pace almeno ad un armistizio. In giugno, a Lugano, in Svizzera, si è tenuto un incontro informale in cui Kiev ha esposto le proprie esigenze.

In occasione della riunione in programma a Berlino, il governo tedesco ha concesso un finanziamento al German-Marshall Fund (un istituto di ricerca ed attività ad essa correlate con sede centrale a Washington) perché effettuasse un’analisi approfondita. Il documento è ora pronto e, per quanto classificato segreto, è nelle mani delle diplomazie dei Paesi coinvolti nella riunione di Berlino. Quindi, basta avere un amico tra le feluche per ottenerne una copia. Inoltre, il direttore dell’ufficio di Berlino del German Marshall Fund, Thomas Kiene-Brockhoff ne ha riassunto il contenuto ad alcuni giornalisti tedeschi amici (si presume che la Germania sarà il maggior donatore, almeno in una prima fase).

Il documento inizia sottolineando come sino a tempi normali, l’Ucraina avrà bisogno di aiuti per 5-6 miliardi di dollari l’anno (stima peraltro condivisa dal Fondo monetario internazionale) unicamente per fare funzionare la pubblica amministrazione. Ed è una premessa essenziale per qualsiasi programma di ricostruzione dato che non è possibile ricostruire uno Stati fallito e senza più funzione pubblica.

Quello che colpisce è la differenza delle stime del fabbisogno finanziario per la ricostruzione elaborate dal German Marshall Fund rispetto a quelle presentate del Governo Ucraino a Lugano. In giugno, la delegazione di Keiv presentò una richiesta di 750 miliardi di dollari su dieci anni. Ora il German Marshall Fund parla di 100 miliardi di dollari (oltre ai 5-6 l’anno per il funzionamento dell’amministrazione) sempre spalmati su una decina d’anni. Questa stima sembra più realistica e collima con quella pubblicata in agosto scorso da un gruppo di studio della Facoltà di Economia dell’Università di Kiev (113,5 miliardi di dollari).

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Il documento si sofferma a lungo su come incanalare gli aiuti. Posto che si vorrebbe un americano di grande spessore ed autorevolezza (ma ci sono ancora David Eli Lilienthal e Robert S. Mcnamara in giro e disponibili per incarichi?), il rapporto si chiede se occorre creare un ente autonomo (come la Cassa per il Mezzogiorno istituita in Italia proprio su suggerimento dell’ufficio per il piano Marshall a Roma nell’immediato dopo guerra) o utilizzare le istituzioni esistenti. Il documento opta decisamente per la seconda strada al fine di rafforzare une pubblica amministrazione ritenuta poco efficiente e molto corrotta. Una proposta specifica è che venga nominato un ispettore generale «con veri denti» scelto, se possibile, con chi ha esperienza delle strutture anti-corruzione della Commissione europea.

Chi finanzierà? Si è pensato di confiscare, per la bisogna, beni degli oligarchi o delle banche russe, ma la proposta potrebbe essere giuridicamente debole ed in ogni caso creerebbe una lunga disputa legale. Più facile un accordo tra i Paesi “amici dell’Ucraina” od un fondo simile alla Recovery Facility del Nex Generation EU con indebitamento della Commissione Europea, oltre naturalmente a contributi americani, britannici e di altri. La Federazione Russa verrebbe invitata a partecipare ma in posizione molto minoritaria.

Il programma verrà realizzato? Vale la pena cominciarne a parlare.

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